Una questione di equilibrio…

Disfare o non disfare, questo è il dilemma!

Forse una delle più dibattute domande da ricamatrice è “devo disfare?” Qualcuna, con questa domanda, cerca solo una conferma ad una decisione già presa, e talvolta anche una risposta contraria non la fa desistere. Talvolta, invece, la domanda è posta con un po’ di timore e si sente quasi nella voce la speranza che la risposta sia “no, va bene così”.

Come insegnante, ho imparato nel tempo che la risposta non è mai univoca, ma deve essere in qualche modo adattata al carattere, alle aspettative e anche alle capacità della persona che mi sta davanti. C’è chi viene a ricamo per rilassarsi e non ama essere messa davanti alla frustrazione del disfare se non è strettamente necessario, c’è chi invece tende ad essere molto precisa e va talvolta frenata nella ricerca della perfezione ad ogni costo e c’è chi accetta più facilmente una piccola imperfezione. In più, bisogna in ogni caso capire se quel risultato è il meglio che si può ottenere in quel momento o se ci sono margini di miglioramento, e se la persona è disposta ad affrontare la sfida.

Fermo restando, ovviamente, che ci sono dei requisiti minimi qualitativi al di sotto dei quali non si può scendere… e lì non ci sono alternative, si va di forbici e via!

Lo stesso ragionamento lo devo applicare a me stessa, quando non sono soddisfatta del lavoro fatto: capire se ho raggiunto il mio limite o se potrei riuscire a fare un po’ meglio, se posso accettare quel livello di imperfezione o se continuerò a guardarlo, poco convinta del risultato.

E proprio in questi giorni, ho dovuto prendere la triste, ma inevitabile, decisione…

Fino ad ora sono riuscita a dedicare solo poco tempo al nuovo pezzo del corso avanzato, leoni con peonie. E quando ho ricominciato a ricamare, mi sono concentrata sul povero leone in primo piano, tutto ricoperto con il filo d’argento: più difficile di quanto mi aspettassi!

Nonostante i miei sforzi, il filo non era abbastanza rigido e teso, l’imbottitura traspariva abbondantemente e neanche i puntini di bloccaggio hanno aiutato a dargli un aspetto più uniforme.

All’inizio, avevo deciso di lasciarlo così, confidando di migliorare la tecnica sul secondo leone (eh, sì, ce ne sono due… sigh), anche perché avevo già disfatto e rifatto un bel pezzo.

Poi, però… continuavo a guardarlo e riguardarlo, e davvero non potevo dirmi soddisfatta.

Ci è voluto un po’ per decidermi, ma una volta prese in mano le forbici, tutto è stato più facile. Alla fine, ho disfatto anche la zampa anteriore destra, perché si vedeva troppo la differenza con il pezzo rifatto.

Ora va molto meglio. Non è forse ancora il massimo, ma sicuramente è migliorato molto rispetto a prima, e – in questo momento – penso sia il meglio a cui posso arrivare.

Mi mancano ancora la criniera e la coda, per le quali ho scelto dei colori leggermente più tenui rispetto a quelli utilizzati dal maestro giapponese, che ci ha comunque lasciato ampie possibilità di sperimentazione e personalizzazione.

Nel disegno ci sono due leoni, un ponte e dei fiori di peonie, un motivo tradizionale che risale al periodo Muromachi (1338-1573). Uno dei due leoni ha la bocca aperta, mentre l’altro ce l’ha chiusa: messi assieme, simboleggiano il maschio e la femmina, il principio e la fine, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto sanscrito, e si credeva avessero il potere di proteggere dagli spiriti maligni.

Per evidenziare questa contrapposizione ho cercato di accentuare l’aspetto “lunare” del leone ricamato in argento, scegliendo colori tenui e un po’ freddi anche per la criniera e i ciuffi di pelo sulle zampe, mentre il suo opposto sarà ricamato in oro e con colori più accesi.

Sarà un lavoro molto lungo, e non facile. Ma quale miglior modo per imparare cose nuove e fare dei passi avanti?