Stropicciata.

Stropicciata.

E’ così che ritorna la stoffa, dopo un corso intensivo.

Ghirlanda ricamata
Ghirlanda ricamata – stropicciata

Quando si parte, la valigia è riempita con ordine: qualche maglietta, i golfini, qualcosa di più pesante che forse farà fresco, i calzini puliti… guai a dimenticare il caricabatterie, che senza smartphone ormai come si fa, e poi un libro, che qualche pagina, alla sera, non può mancare.

In un sacchetto, il ricamo finito, di campione: lavato, ben stirato, arrotolato con cura su un rullo di cartone e protetto dalla carta velina. E qualche altro ricamo, da mostrare. Tutti trattati con cura, e caricati per ultimi in macchina, che non abbiano a sciuparsi.

E in un altro sacchetto, tutte le stoffe: disegnate, orlate, piegate. In attesa.

Pronte per essere prese in mano e strapazzate, tese sul telaio che sembra che siano a posto e invece si riesce a stringere la vite ancora un pochino (dopo aver tirato fuori, come un prestigiatore, il cacciavite dalla scatola del ricamo), così da far suonare la stoffa. Che bel suono che fa, quando è ben tesa, e ci puoi tamburellare sopra, e l’ago che scorre sembra quasi cantare.

Allieve di Bormio Ricama
Allieve di Bormio Ricama
Allieve di Bormio Ricama
Allieve di Bormio Ricama

E poi si inizia sul serio, dopo aver salutato chi si rivede dopo un anno di assenza, e si cerca di fare del proprio meglio. Lo fanno le allieve, che devono concentrarsi e star dietro al ritmo dettato dalla maestra, e magari lasciar perdere quel punto che a loro riusciva così bene per iniziarne un altro che invece le mette un po’ alla prova.

E lo fa anche la maestra, che si impegna nel cercare di dare la giusta attenzione a tutte, nel trovare le parole giuste per spiegare quello che, con la forza dell’abitudine, ormai si fa quasi d’istinto, senza rifletterci sopra. E invece no, bisogna pensarci bene, mostrare come si muovono le mani e spiegare perché in un modo è meglio che in un altro, alla ricerca del compromesso tra comodità e risultato. E si spera sempre di esserci riuscite, di essere state chiare, di aver fugato i dubbi e di aver incoraggiato chi magari pensava di trovarsi di fronte ad un ostacolo troppo grosso e invece deve aver fiducia che passo dopo passo, punto dopo punto, i risultati arrivano.

Si cerca di distribuire i punti da insegnare sui vari giorni nel modo migliore, per calibrare l’impegno necessario, e si fa il possibile per far arrivare tutte insieme alla fine del corso con lo stesso bagaglio di conoscenze.

Non sono giorni riposanti, ma scorrono veloci e donano grandi soddisfazioni: ogni volta che qualcuna si sorprende per la resa di un punto, ogni volta che qualcuna gioisce per un risultato inaspettato, ogni volta che senti “questo lo disfo perché non mi piace, ma ho capito come farlo”, ogni volta che ti dicono “avevi ragione, facendo come dici tu funziona”… allora sai che stai lavorando nel modo giusto, e sei contenta.

L’imparaticcio passa tra le mani, si guarda il davanti, si guarda il dietro, gli si fa una foto, si controlla un punto. La stiratura è ben presto un ricordo, ormai è stropicciato.
Quando si riparte, non viene più arrotolato con cura, ma piegato e infilato nel sacchetto. Tutto l’ordine della partenza è ormai un ricordo, adesso si pensa solo al rientro.

Ed è dopo, quando si torna a casa, e si rientra nella normalità, che cade addosso tutta la stanchezza che non si è sentita per quei quattro giorni.
E allora ci si sente come la stoffa: stropicciata.

Ma è una bella sensazione, perché in fondo lo si sa, che se così non fosse allora che maestre si sarebbe?

Piazza del Kuerc - Bormio
Piazza del Kuerc – Bormio

Grazie a Bormio Ricama per avermi invitato anche quest’anno.