I ricami delle Orsoline – terza parte

Dopo la mostra “Tra la terra e il cielo. I meravigliosi ricami delle Orsoline”, ho proseguito la visita alla collezione permanente del Museo della Moda e delle Arti applicate di Gorizia.  Nella prima parte trovate la storia delle Orsoline a Gorizia e la sezione dedicata ai campionari di ricamo, nella seconda parte la sezione dedicata ai paramenti sacri realizzati nel laboratorio delle Orsoline.

Anche nel museo ho trovato alcuni pezzi interessanti, nonostante buona parte della esposizione fosse dedicata alla storia del costume, con abiti scelti tra quelli con tessuti rigati e quadrettati, che vanno dal ‘700 agli inizi del ‘900.

Tra gli accessori, una serie di deliziose borsette, ricamate a mezzopunto o ricamate con perline, con stile e motivi che ci riportano agli anni dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento.

E poi, sempre in tema di accessori, una serie di deliziosi fazzoletti, anch’essi dello stesso periodo. Suggestiva l’esposizione retroilluminata, che consente di apprezzare l’effetto di chiaroscuro delle varie tecniche di ricamo.

Una saletta è dedicata al più antico torcitoio da seta circolare arrivato fino a noi, e l’unico mosso dall’uomo, visto che i pochi altri esistenti sono mossi da una ruota idraulica.

Quanto più il filo è ritorto, tanto più è robusto: condizione essenziale per l’utilizzo di un filo di seta per la tessitura, il ricamo o il merletto. Nel torcitoio il filo che si svolge dai rocchetti inseriti sui fusi va a riavvolgersi, dopo la torcitura, in matasse sugli aspi.

In questo torcitoio, risalente al Settecento ed utilizzato prima a Gorizia e poi a Cormòns, la forza motrice era fornita da un uomo, che, al suo interno, camminava all’indietro appoggiandosi ad un sedile verticale. Questa attività non era troppo faticosa e lasciava le mani libere, consentendo di svolgere un secondo lavoro, ad esempio di sartoria. Tempo di annoiarsi non ce n’era di sicuro!

Macchina coprifilo

Un’altra macchina interessante è la macchina coprifilo, che permette di realizzare fili metallizzati: l’anima di filo da ricoprire è posto sui rocchetti in alto e guidato in uno dei dodici fusetti cavi, quindi viene trascinato e, dopo che la lamina di copertura (d’oro o d’argento) vi si avvolge sopra in una spirale, viene raccolto sui rocchetti in basso.

Questa macchina, della fine del Settecento, consente di lavorare contemporaneamente sei fili grossi e sei più sottili; il restauro completo è del 1993.

Una visita davvero interessante e piacevole, con schede esplicative chiare ed interessanti. Credo valga la pena tenere d’occhio il museo per altre esposizioni temporanee e per i riallestimenti periodici della collezione permanente.