I ricami delle Orsoline – prima parte

A giugno ho potuto visitare la mostra “Tra la terra e il cielo. I meravigliosi ricami delle Orsoline”, al Museo della Moda e delle Arti applicate di Gorizia. La mostra rimarrà aperta fino al 30 settembre 2022 e, se ne avete la possibilità, vi consiglio di visitarla (sempre che vi interessi il ricamo, naturalmente!)

Come è facilmente intuibile, ho fatto qualche foto… dove “qualche” va inteso “finché ho spazio sul telefono, o quasi”.

Nel 1672 viene fondato il monastero di Sant’Orsola di Gorizia quale filiazione di quello delle Orsoline viennesi, e da subito vengono attivati anche un educandato, ovvero un convitto aperto ad allieve non destinate alla vita monastica, e una vera e propria scuola rivolta all’esterno, distinta e separata dall’educandato. Nella scuola si insegna, oltre ai lavori femminili, anche a leggere e scrivere.

L’attività educativa del monastero continua attraverso i secoli, adeguandosi ed evolvendosi: nel secondo dopoguerra sono attivi asilo, scuola elementare e media, e scuola magistrale parificata. Quest’ultima chiude nel 1990, e nel 2013 chiude anche la scuola primaria, prima del definitivo addio delle Orsoline nel 2017.

Il patrimonio del monastero, però, conservato pressoché intatto malgrado due conflitti mondiali, non ha lasciato la città, grazie al concorso delle principali istituzioni attive sul territorio. In particolare, l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia ha acquistato – tra le altre cose – un patrimonio tessile decisamente unico.

La mostra si concentra sulla attività di ricamo, sia di insegnamento che di produzione di paramenti sacri,

La prima parte è dedicata alle campionature delle lavorazioni insegnate al monastero, assieme ad attrezzi e manuali di ricamo.

Una serie di vetrinette, da esplorare attentamente, riporta questi campionari: si passa dal filet a modano al ricamo su canovaccio, dal ricamo in oro al mezzopunto, passando per una esposizione di libri e manuali dell’epoca, in lingua tedesca – a testimonianza del passato asburgico della città.

Colpisce la precisione e la finezza dei lavori: specialmente quelli di maglia ed uncinetto sono realizzati con fili davvero sottili, che metterebbero senza dubbio in difficoltà la maggior parte delle attuali appassionate di maglia….

Particolare anche il campionario di macramé. Da profana, sono rimasta affascinata dalla varietà di campionature e soprattutto dalle dimensioni: anche questi, realizzati con fini sottilissimi, con nodi minuti. Il pieghevole con tutti i campioncini sarà stato alto una ventina di centimetri, tanto per dare un’idea di quanto sono piccini.

Anche per il tulle, non poteva mancare il campionario: una lunga striscia, foderata in stoffa, dove elencare diligentemente i vari fondi.

Tutti questi campionari raccontano una storia, anzi… tante storie, delle mani che li hanno toccati e delle donne a cui quelle mani appartenevano. Mani che li hanno pazientemente ricamati, mani che li hanno riposti e conservati con cura, mani che hanno insegnato e altre mani che hanno imparato, mani che li hanno sfiorati ed indicati nella scelta dei punti per realizzare i lavori su commissione…

Di quelle donne rimane solo una fievole traccia: qualche foto d’archivio, forse qualche ricordo, chissà… Ma il loro lavoro, arrivato fino a noi, crea un legame tra il passato e il presente, tra quelle donne ormai scomparse e noi, che in quelle stesse arti di filo ci riconosciamo.