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Giocando con i fili e con gli avanzi

Agosto è arrivato velocemente, e, anche se so che dovrei iniziare a ragionare seriamente su come potrei organizzare in modo semplice ma funzionale i corsi di ricamo autunnali, non riesco a trovare lo spirito giusto e la concentrazione necessaria. Il mio cervello continua ad andare in panne, perso in un clima di incertezza continuo, e agitato da timori pessimistici per la prossima stagione autunnale con il virus ancora in circolazione.

Allora, la cosa migliore è staccare la spina, lasciar spegnere la testa, e fare lavorare le mani.

La scoperta di questa estate sono le temari, le palline di filo giapponesi. In realtà, le conoscevo e ammiravo già da tempo, e anche la teoria era – più o meno – nota. Quello che mancava, era la pratica.

Ma grazie a un corso online, organizzato dalla Associazione Yamato di Casale Monferrato, ho potuto rimediare a questa lacuna.

Le temari, per chi non le conoscesse, sono delle bellissime palline fatte con un nucleo di avanzi di stoffa rivestito di fili fino ad ottenere delle sfere su cui poi si fanno dei decori coloratissimi e intricati con fili un po’ più spessi.
All’interno possono contenere piccoli bigliettini augurali o piccole scatoline con sonaglini, perline, o altri piccoli oggetti che facciano rumore.

La precisione, per la suddivisione geometrica della sfera, è requisito necessario per ottenere risultati soddisfacenti.

La prima temari non è venuta male, ma la sfera è piuttosto irregolare.
Ho usato i fili che avevo in casa, e, visto che per la base ho usato un filo sottile di seta, ho usato la seta anche per decorarla.

Scelta sicuramente valida esteticamente, ma – ho scoperto a mie spese – che rende decisamente più difficile il lavoro.

La seta sottile della base era più facile alla rottura, e tendeva a scivolare e a spostarsi abbastanza facilmente. E anche le sete usate per il decoro, tendevano a spostarsi un po’ di più. Per una principiante, una scelta non proprio felice.

La seconda è venuta decisamente meglio. Per la base ho utilizzato un filo da cucito di cotone economico: un conetto di filo cinese preso sulla bancarella del mercato per un euro. Ha funzionato benissimo, perciò tornerò alla bancarella per prendere altri colori.

Il decoro invece è fatto con tre fili di Mouliné e il Diamant DMC (D140).

Dopo aver visto il sito temarikai.com mi è venuta voglia di cimentarmi in altri modelli…

Sull’entusiasmo della temari, ho riprovato a fare un yubinuki, un ditale giapponese. Può essere fatto di diverse misure, e può anche essere utilizzato come base per esporre la temari.

In questo blog trovate un po’ di informazioni su come realizzare da zero l’anello e decorarlo, con alcuni modelli.
Come per le temari, anche per gli yubinuki si possono realizzare moltissimi decori, più o meno intricati.

Con questo, ho cercato un modello abbastanza semplice ma un pochino più complicato degli altri che avevo già realizzato tempo fa.

Poverino, non è venuto particolarmente bene: ho fatto diversi errori di cui mi sono resa conto, ma che era troppo tardi per correggere. L’anima dell’anello era ancora troppo morbida, e la forma finale non è perfettamente tonda. La suddivisione in otto parti non è stata precisissima, oppure non ho tenuto una distanza regolare tra i punti, per cui alla fine avevo alcuni spazi più larghi e altri in cui ho dovuto un po’ stringere i fili per farceli stare tutti.

Però, tutto sommato, il suo servizio lo fa, e la temari adesso ha la sua base per sorreggerla.
E poi, diciamolo, di filo di seta di quel colore ne ho ancora, per cui nulla mi vieta di riprovare (magari facendo l’anello appena appena più largo), facendo tesoro degli errori precedenti.