Diario

Ricamo giapponese, fase 10: buone nuove, cattive nuove

Ah, che giorni confusi! Mentre il coronavirus dilaga, le manifestazioni vengono rimandate, i viaggi aerei sottoposti a maggiori restrizioni… ecco che arriva anche la notizia che temevo: il viaggio in Giappone, organizzato dal Japonese Embroidery Center, viene rimandato al prossimo anno.
Decisione che condivido, non essendoci le condizioni per poterlo fare con serenità e in sicurezza, ma che – ovviamente – mi mette anche un po’ di tristezza: sognato, desiderato, pianificato ed inseguito da tre anni, questo viaggio mi è stato tolto da sotto al naso, proprio quando sembrava ormai cosa fatta.

Dispiaciuta e sollevata, contemporaneamente. Perché se il desiderio di partire era tanto, c’era anche la preoccupazione di non riuscire a farlo, o – peggio – di ammalarmi in Giappone, e di non rientrare in tempo per il matrimonio di mia figlia. Perché il ricamo è importante, ma – non c’è bisogno di dirlo – mia figlia lo è di più!

In ogni caso, il viaggio in Giappone è riuscito comunque a funzionare benissimo da incentivo, da sprone, da carburante per riuscire a terminare in tempo la fase 10. E che carburante! Un super- carburante, decisamente: dopo cinque mesi di lavoro costante, e più di 500 ore di lavoro (sì, questa volta ho tenuto il conto!), oggi ho finito la fase 10!

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Nei prossimi giorni provvederò a fare delle fotografie come si deve, con una buona luce, ma intanto… mi voglio godere la soddisfazione!
E poi, con calma, proverò a rispondere alla domanda “e adesso?”